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Un artista poliedrico e versatile

“Una sincera ispirazione della natura e dei fatti umani, è questo quanto ha sorretto e governato il mio operare, e ho ricercato in ogni opera un contenuto espressivo che dicesse del buono, del nuovo e dell’utile, e parlasse chiaro e semplice, e rappresentasse la realtà nel movimento e nel divenire”.
D.Cambellotti

Nasce a Roma il 10 maggio del 1876, in una famiglia di artisti-artigiani, dove apprendista nella bottega del padre Giovanni, intagliatore e doratore, acquisisce i primi rudimenti all’arte e gli insegnamenti e la passione per le arti applicate, ma solo dopo essersi diplomato in ragioneria, grazie alla volontà della madre Vittoria Borghetti , inizia veri e propri studi artistici .
Nel 1895, il Cambellotti s’iscrive al Museo Artistico Industriale di Roma dove segue il corso di decorazione pittorica e disegno applicato alle industrie artistiche, tenuto dal prof. Alessandro Morani, (uno dei primi fautori in Italia delle teorie di William Morris e di Henry Van de Velde). Convinto che l'arte debba essere rivolta all'intera società coinvolgendone tutti i prodotti, Cambellotti si dedica alle arti applicate e indirizza la propria ricerca a quelle tecniche che consentono la produzione seriale di oggetti, progettati secondo un principio di funzionalità. L’anno seguente lavora come disegnatore di manifesti per lo stabilimento Cromolitografico A. Marzi di Roma realizzando diversi marchi e disegni di testate. In questi anni collabora alacremente come illustratore a numerose riviste tra cui Fantasio, nella quale collaborano anche altri artisti quali M. Dudovich e Balla; ed alla rivista Novissima, diretta da Edoardo De Fonseca. Nel 1901 vince il "Concorso Alinari" per l'illustrazione della Divina Commedia e, successivamente, inizia a collaborare con diverse riviste e ad illustrare testi letterari, un'attività che coltiverà poi, per tutta la vita. Nel 1905, inizia la sua collaborazione con il Teatro Stabile di Roma, dove disegna costumi e scenografie: esperienza che si concluderà solo alla fine degli anni Quaranta, dopo una straordinaria serie di allestimenti per i teatri all'aperto di Ostia e di Taormina, per l'Opera di Roma, il Teatro dei Piccoli di Podrecca e soprattutto per il Teatro Greco di Siracusa. Dal 1902 al 1909, partecipa alle mostre della Società degli Amatori e Cultori, dove espone varie sue opere. Entrato in contatto col gruppo di letterati, artisti ed educatori fautori del comitato per le scuole dei contadini dell’agro romano e delle paludi pontine, nel 1911, in occasione del primo cinquantenario dell’Unità italiana organizza con Giacomo Balla, Alessandro Marcucci e Giovanni Cena la Mostra dell'Agro Romano (e delle sue scuole) all'interno dell'Esposizione Internazionale di Roma, ai Prati di castello.
Con il comitato delle scuole avvia una serie di lavori (spesso gratuiti) con decorazioni ed illustrazioni di libri, per la didattica nelle stesse che si protrarrà fino agli albori del secondo conflitto mondiale. Uno dei primi lavori è presso la scuola rurale di Colle di Fuori a Rocca Priora nel 1909. Continua intanto anche i lavori e le commissioni nel campo pubblico e privato.
Nel 1912, organizza la Prima Mostra della Vetrata con Grassi, Bottazzi e Picchiarini; mentre negli anni 1914-1918, progetta le vetrate per la Casina delle Civette a Villa Torlonia, sulla via Nomentana.
Negli anni 1920-1921, realizza il Monumento ai Caduti di Terracina e organizza la Seconda Mostra della Vetrata.
Nel 1926, si presenta con il gruppo dei XXV della Campagna romana ed espone "Bufali", bronzo acquistato dal Comune di Roma.
Fra il 1923-1927, partecipa a tre edizioni della Mostra Internazionale delle Arti Decorative di Monza e nel 1926 decora con un trittico, la scuola rurale di Torrespaccata (oggi Torre Maura) sulla via Casilina. Qui decora anche il villino dell’amico e direttore della scuola Alessandro Marcucci. Nel 1931, lavora alla decorazione a tempera nel Palazzo sede dell'Acquedotto Pugliese a Bari, mentre pochi anni dopo, nel’34, esegue gli affreschi nella sala della Prefettura di Littoria (ora Latina). Nel 1940, progetta le vetrate per la Cappella di Santa Barbara nel Museo del Genio a Roma. Muore nella capitale, il 31 gennaio 1960, ricordato dagli amici che sempre gli furono accanto e dall’inseparabile amico e suocero, Marcucci, che gli dedicò un ampio articolo sulla rivista l’Urbe.


 

 

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