IL CAOS DEL RESTAURO IN ITALIA
“I CHIRURGHI DEL MARMO”
Un ampio articolo a firma di Franco Bertarelli pubblicato diversi decenni fa sulle pagine della rivista INCOM e dedicato ai “Chirurghi del marmo” ed al loro lavoro appena portato a termine a Roma, sulla Colonna Traianea, ci riporta al problema del restauro in Italia (ed a tutto quanto vi è connesso), che è oggi tutt’altro che sorpassato ma anzi, di grande e scottante attualità visto anche il nuovo e controverso concorso indetto dal Ministero dei Beni Culturali per il riconoscimento della qualifica di restauratore o di aiuto - collaboratore restauratore.
Nel pezzo, il giornalista con fare aulico misto ad un aurea di segreto che avvolgeva l’allora operato dell’artigiano-artista (e che altro non era ) sul bene culturale, si addentra nel “lavoro di delicatezza estrema, nel quale ogni mossa sbagliata, perfino ogni gesto affrettato, può avere disastrose conseguenze”.
Una buona parte dell’articolo è utilizzata per pubblicizzare con una certa civetteria, l’impresario di una ditta di Travertino che in quegli anni balzò senza nascondere le sue origini, fra le file delle più rinomate imprese del settore operando in molti interventi di restauro sul patrimonio artistico italiano (1).
Questo “singolarissimo personaggio”, scrive il Bertarelli, è “Carmine Benedini, un uomo che fa di mestiere (e per passione) il chirurgo del marmo, il restauratore di pietre antiche. E’ nato a Carrara 53 anni orsono, da famiglia vincolata alle cave da generazioni – pagano ancora un tributo che risale ai tempi di Maria Teresa – con nel sangue quasi un sesto senso per quella nobile materia che ha popolato il mondo, da sempre, di capolavori d’arte.
Appena poté fondò una ditta per conto suo, specializzata proprio nel restauro dei monumenti in pietra; ben presto cinque brevetti portarono la sua firma e divenne l’uomo di fiducia di quanti si dedicano alla conservazione dei tesori marmorei.
Eseguì infatti, sempre sotto la direzione di Ceschi e di Sanguinetti, i difficilissimi restauri del Pantheon e dell’Arco di Costantino; ed ora gli è stata affidata anche l’esecuzione della cura radicale della colonna di Marco Aurelio .
L’articolista continua poi dilungandosi sul brevetto Benedini (2) e sulle fasi di lavorazioni allora in uso che prevedevano l’utilizzo di aste filettate di bronzo o ottone racchiuse in una camicia di piombo e occultate dalla coloritura del “mastice con una polvere di pietra tratta dallo stesso monumento e vecchia quanto la colonna, in modo che l’intervento sia assolutamente invisibile” e l’imbibimento delle superfici sfarinate “con una sostanza liquida di segreta composizione (si fabbrica nella Germania Orientale e, da poco anche in Svizzera) ma nella quale entrano in parte rilevante le materie plastiche”.
Oggi molte di queste metodologie talvolta empiriche si sono evolute ed in molti campi sono state fortunosamente soppiantate dalla ricerca scientifica e dallo studio della chimica e delle sue applicazioni, indispensabili in questo campo; così come molti prodotti creduti all’epoca rivoluzionari hanno ben presto mostrato i loro effetti devastanti a discapito delle stesse opere che dovevano proteggere e salvaguardare, sono stati soppiantati.
Così sono scomparse anche le figure di questi artigiani-restauratori a cui però hanno fatto posto, figure di medi e grandi imprenditori, spesso digiuni delle più elementari teorie sul restauro, ma forti di capitali e conoscenze nell’ambiente lavorativo. Al riguardo recentemente la Del Maso in un suo ampio articolo sull’argomento ha scritto che proprio “il punto più critico è il modo in cui vengono assegnati gli incarichi: i restauri, se superano l´importo di 45 mila euro, devono essere affidati con una gara, per vincere la quale conta di più offrire il massimo ribasso che non la massima competenza”. Spiega Carlo Giantomassi, che ha restaurato gli affreschi della Basilica di Assisi e della Cappella degli Scrovegni a Padova: “Ormai tutto è in mano alle imprese edili”.
Per carità, ce ne sono anche di ottime. Ma non è richiesto che a dirigere il lavoro sia un restauratore. Molte di loro fanno indifferentemente un tratto di autostrada e il restauro di una pieve romanica. Per ottenere la certificazione necessaria a una gara, la cosiddetta S.o.a., è più importante il numero delle betoniere, anziché un curriculum da restauratore.
Come Giantomassi, anche Forcellino non partecipa più a gare pubbliche: nessuno di loro sarebbe in grado di vincerle. Giantomassi è in procinto di smettere, Forcellino ha dovuto mandare a casa due preziosi collaboratori”.
A peggiorare la situazione nel caos è arrivata infine la recente direttiva ministeriale, che, se nelle intenzioni originarie del legislatore, voleva una volta per tutte far luce sul mondo dei restauratori tagliando di netto fuori gli abusivi (e le grandi ditte edili) o chi privo di titoli adeguati, rischia ora di far fuori solo i meno furbi: quanti hanno lavorato per anni con serietà e sacrificio anche su cantieri importanti, ma a cui per varie ragioni non è possibile fornire adeguate documentazioni (per cessazione della Ditta, inquadramento ufficiale con altri incarichi o livelli, etc…). Insomma ci rimetteranno solo e sempre i più piccoli!
1) Nella Biblioteca dell’Accademia di Carrara si conserva un fascicolo dal titolo: Carmine Benedini, il restauro dei monumenti antichi.
Contiene: 9 fotografie dell'intervento di restauro al Pantheon e alla Colonna Traiana compiuto dalla ditta CarBen (Carmine Benedini) di Roma; una copia del testo dattiloscritto del "commento radio luglio 1954" su "Carmine Benedini e la sua opera"; una copia del settimanale "L'alcione" del 31 marzo 1956.
2) In questo ed altri cantieri dove solitamente come prassi delle pubblicazioni ufficiali dell’epoca, appare solitamente il solo titolare dell’impresa esecutrice, collaborò invece attivamente a tutte le fasi dell’opera anche il Sig. Alberto Bottoni, restauratore e figlio d’arte (il padre Cesare era scultore) a cui si deve l’originaria invenzione del “misterioso mastice” brevettato e fatto proprio, dal Benedini.
3) Cinzia Dal Maso, Caos restauri in Italia: li fanno le imprese edili, in La Repubblica, rubrica cultura, martedì 23 giugno 2009.

Bottoni al lavoro